Madre porca fa pompino al figlio mentre dorme

   09/09/2007
  
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Son passati alcuni mesi, in cui ho celato a me stessa ed agli altri un segreto peccaminoso. Soffocata dal peso della vergogna, oggi racconterò un fatto davvero immorale avvenuto nella mia famiglia, che mi ha visto protagonista e che tuttora mi fa provare un grande senso di colpa.
Mi chiamo Monica e sono una donna di 43 anni con un lavoro da impiegata presso un ufficio statale, un lavoro che negli anni mi ha spinta in una routine insopportabile e che a poco a poco mi ha fatto cadere in una forte crisi depressiva.A peggiorare il tutto anche la separazione da mio marito, dopo un lungo periodo di inutili tira e molla per cercare di mantenere in piedi il nostro matrimonio.
Dopo 19 anni di vita in comune, mi sono ritrovata ad affrontare la mia vita contando solo sulle mie forze: con il mio stipendio dovevo far fronte a tutte le spese di casa, fra cui la benzina dell’auto e soprattutto gli studi di Roberto, il mio unico figlio.
Roberto è un ragazzo educato, bello e gentile, che ha sempre fatto il possibile per raggiungere i suoi obiettivi: studiava moltissimo con ottimo profitto e dedicava il suo tempo libero al nuoto, sua grande passione, frequentando una piscina nelle ore serali…
Negli ultimi tempi tornavo a casa dall’ufficio priva di energie e mi trascinavo a stento sul divano, dove generalmente cadevo in un sonno profondo. Non cucinavo nemmeno più un piatto di pasta a Roberto, che rincasava da nuoto sempre dopo le 22.00. Mi svegliavo poi a notte inoltrata, mi struccavo e mi infilavo nel letto per dormire le poche ore di sonno rimaste prima del suono della sveglia.
Roberto cercava in tutti i modi di aiutarmi a venir fuori da quel periodo angoscioso, mi parlava, mi invitava ad uscire per mangiare insieme un gelato, ma io rifiutavo sempre e preferivo starmene accovacciata sul divano, immersa nei miei pensieri. Nemmeno il giorno del suo diciannovesimo compleanno mi sono sforzata ad uscire in sua compagnia. Ci rimase male, ma non disse nulla.
Era un giovedi sera e, tornando, trovai un suo biglietto sul tavolo con cui mi avvertiva che sarebbe rincasato un po’ piu tardi del solito: raggiungeva dei compagni di scuola al pub per festeggiare. Gettai il bigliettino sulla moquette e sprofondai sul divano, senza neppure togliermi il tailleur che avevo indosso. Scoppiai in lacrime, mi sentivo sola, insoddisfatta… Presi una bottiglia di liquore nella vetrinetta del soggiorno e tracannai una lunga boccata.Non ero solita bere, se non un bicchiere di vino nelle festività.Cosi, a stomaco vuoto, avvertii un senso di vertigine e poco dopo crollai in un sonno pesante.
Avvolta da un silenzio ovattato, mi risvegliai con la testa che mi faceva male. A fatica mi rialzai in piedi ondeggiando sulle gambe rese instabili dall’alcool che avevo nello stomaco; la bottiglia giaceva per terra completamente vuota. La radiosveglia indicava le h. 2.37
Non avevo sentito rincasare Roberto, cosi mi diressi verso la porta di camera sua, in fondo al corridoio camminando a piedi nudi sulla moquette grigia. Appoggiai la mano sulla maniglia e spinsi la porta nell’oscurità della camera, rotta solo dalla luce azzurra dell’acquario vicino alla parete. Distinsi la sagoma di mio figlio disteso sul letto. Nel silenzio il suo respiro pesante indicava un sonno profondo.Mi avvicinai al letto e i miei occhi ora focalizzavano la sua immagine, distesa sul letto..Roberto era completamente nudo, con un braccio sotto al guanciale, il corpo scolpito ben disteso, le gambe allungate sul materasso. Osservai la sua espressione dolce, gli occhi chiusi, le labbra morbide leggermente socchiuse. La carnagione lucida, i pettorali coperti da una leggera peluria castana, gli addominali scolpit e quel membro..quel suo membro duro, possente, che si ergeva tra le sue cosce. Avvertii un forte senso di calore nella mia vagina che mi intontì piu dell’alcool che avevo in corpo.
Mi avvicinai al suo corpo, spinta da un’attrazione fortissima, malsana…senza quasi rendermene conto afferrai il cazzo di Roberto e ne sentii la durezza ed il calore. Mi piegai con il volto su di lui e mi feci scivolare in bocca la sua grossa cappella. La mia lingua avvertì l’acre sapore del sesso…quel sapore che da troppo tempo ormai non avevo piu gustato. Lasciai scivolare il suo cazzo dentro la mia gola nella sua lunghezza e lo spessore della circonferenza mi ostruiva, soffocandomi.Lasciai affondare le mie labbra fino ai suoi coglioni gonfi e duri coperti da un virile pelo ruvido che si arricciava nella regione pubica. Roberto aprì gli occhi e i nostri sguardi si incrociarono..lui stupìto ma silente, io con gli occhi persi nel vizio, con ancora il suo membro in bocca, lasciai fuoriuscire il suo lungo cazzo fradicio di saliva che scattò sul suo ventre con la cappella che superava l’ombelico.Non parlai, non potevo dire nulla. Stavo commettendo un atto ignobile, sconcio, una violenza della natura che mi rendeva la piu laida delle puttane esistenti sulla terra. Ma non seppi fermarmi e affondai nuovamente la faccia nelle cosce di mio figlio per leccare e possedere quel suo enorme cazzo, sentire il crudo sapore di carne sulla mia lingua. Pompai per interminabili minuti il suo membro facendolo entrare ed uscire dalla mia bocca. Roberto chiuse gli occhi ansimando.Il suo respiro era affannato e spesso sussultava sul letto, contratto dal piacere…”Si mamma… sii, prenditi tutto il mio cazzo…non sentirti più sola… se questo ti rende felice, continua… il mio corpo sarà sempre a tua disposizione…ti amo mamma”
E mentre due lacrime di commozione scendevano sulle mie guance, venni investita in pieno volto da un caldo fiotto di sperma, che copiosamente mi imbrattò le guance, i capelli ed in parte mi sgorgò in bocca, cremoso e denso, con quel suo caratteristico e forte sapore. Roberto gemette ed io in quell’istante sentii la fica infradiciarsi indecentemente.Crollammo, lui con la testa riversa sul cuscino ed io con il volto tra le sue gambe, aspirando il profumo del suo uccello madido di saliva, solleticata dal suo folto pelo intimo inzuppato di crema biancastra. Al mattino mi alzai, stordita, al suono della sveglia. Mi sciacquai il viso togliendo i residui biancastri di sperma sulle guance. Sul tavolo in cucina, una bella rosa rossa dentro ad un piccolo vaso a mo’ di centrotavola ed un bigliettino di Roby con scritto “Ti amo mamma…”

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