Mia moglie fa la puttana di notte

   09/10/2007
  
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Era tutta colpa di mia moglie però, se lei non mi eccitava più. E credetemi, ragazzi, io cercavo pure d’incularla in profondità. Ma non voglio mica scendere nel basso dei dettagli. No. È il cazzo piuttosto che non mi si alza proprio più. Davvero. Mi vergogno un poco a dirlo davanti a tutti quanti.
Eppure si gonfiava sempre solo a guardarla piegata leggermente a pecorina. O se me la sbatteva in faccia per farsela leccare. E adesso più niente.
Io ci riprovo nel frattempo. Non mi arrendo mai. E ogni giorno cerco di buttarglielo dentro nella fica. Tutte le sere la riposiziono a dovere e ci riprovo. E niente. All’alba specialmente, che poi è il momento migliore, ha detto il medico.
Ma niente ancora. Preparo il funerale. E addio cazzo mio. È moscio, una lanugine di carne. Non si rizza quasi più. Addio.
Stanotte però scende dal letto tutta nervosa mia moglie. È successo un fatto proprio strano. Si riveste d’impulso. Alle due. Erano le due. Ma dove andava a quell’ora? “È troppo tardi” ho detto. “Rimettiti tra le coperte.”
Mi ributto subito dentro il letto. In pigiama.
“Rivestiti” mi dice lei.
Fa la voce grossa.
“Per andare dove?”
“Rivestiti. E zitto.”
Scendiamo, l’ascensore ci porta giù in garage. Al piano zero. Si infila in macchina. Guido io. Non so nemmeno dove andiamo.
Poca benzina. Si accende rosso. Lei tace. È nervosa. Al primo distributore notturno mi fermo. A due passi dalla superstrada. Camion. Mi guarda. Mi tocca il cazzo. Niente. Non sento niente.
È scesa già dall’auto. Con certe moine si avvicina alla pompa e così sfiora col culo il benzinaio nano. Lo ha strofinato inclinandosi maestosa. Il nerbo sotto la tuta del nano si è sollevato di molto. Si vedeva.
Ha preso tra le dita il randello enorme del nano e se lo è infilato tutto in bocca.
Non ci stava quasi in bocca. Senza guardarmi lo ha fatto.
Stava seduta accanto a me, in macchina, e gli ha fatto al volo un pompino. Al benzinaio. Con lo sportello aperto lo ha fatto quella zoccola…
E il nano lì che respirava forte. Mugolava. Mi lanciava occhiate rigonfie di stupore. Finché è venuto alla fine. E un getto di sborra è finito contro lo sportello. Mia moglie si è leccata i polpastrelli.
“Sei proprio una troia” ho detto io.
“Ti piace il cazzo, eh, signora?” Ha detto il nano
“Avanti, devo fare benzina” lo ha interrotto lei.
Il nano si è tirato su la tuta.
Ha preso la pompa in mano e lei, strattonandone il tubo di gomma, si è infilata la pistola nel buco della fica. La punta esattamente si è infilata. Senza premere mai niente. Si masturbava leggermente col freddo ferro. Si masturbava davvero, con la pistola. Se lo schiaffa in bocca tutto quell’aggeggio di ferro. Il nano ancora non fiatava. Io ero raggelato.
Si è voltata di spalle col culo rivolto al benzinaio e ha detto: “Il pieno, qui… nel culo!”
La bocca era rivolta sulla mia patta questa volta. Ora si ingrossava a dismisura. Lo ha preso tra i denti e le labbra hanno agguantato il resto. Mi sentivo scoppiare adesso. Oddio. Succhiava come un’ossessa. Mi arrivava fin sopra alle palle. Le ho sborrato in bocca alla fine e lei ha ingoiato tutto. Mia moglie era diventata una troia impeccabile.
Il nano le teneva la pistola della benzina nel culo e ora la bocca era tutta occupata dal mio cazzo rinato. E lei me lo succhiava divinamente. Troppo lo succhiava. E quell’altro che la pompava da dietro.
Lei mi lascia il nerbo e urla a perdifiato che sta godendo come una cagna. Oddio, ragazzi.
A un certo punto la pompa l’ha riempita completamente di benzina. Tutta quanta. Mutande. Gonna, scarpe. Era zuppa di benzina ora. Odorava. Ha pagato al nano. E mi ha ordinato di proseguire lungo il litorale.
“Mi voglio proprio divertire questa notte” ha detto.
Ci fermiamo poco prima della città, vicino alla spiaggia. Dei ragazzi col codino suonavano la chitarra davanti a un falò. Esce. Chiude lo sportello. E si spoglia. Non ne può più della veste unta di benzina. Getta la stoffa nel falò e una vampata di fuoco esagerata divora la stoffa sottile alimentando la fiammata.
Quei ragazzi intanto la guardavano stralunati. Tutto pareva irreale. Ha preso una fetta di cocomero tutta consumata dai morsi selvaggi e si inumidiva la fica. Se la ficcava dentro con vigore, poi la estraeva.
“Mangiala” mi ordina.
L’ho leccata. Sapeva troppo di benzina.
Mentre la mia lingua filava su quella mezzaluna, lei si lasciava montare mezza infoiata da quei quattro nerboruti, sotto la luce del falò.
“Ehi, taxi…” mi richiamò ridendo, “ora portami al sexy shop.”
Il sexy shop è aperto di notte. Ha sporcato i sedili di sborra sedendosi. Le colava dal culo purtroppo. È entrata nuda nel sexy shop. Il commesso la guardava. Si è rivestita da capo a piedi comprandosi certi abiti da vacca e stivaletti sadomaso di vernice rossa. Era una superputtana. Tutta intrisa di pelle traslucida dimenava il culo come se fosse in passerella. Ancheggiava. Sullo schermo davano un film porno. Ha sbocchinato il commesso e poi quattro tizi che si godevano lo spettacolo.
Fuori era tutto buio. Le quattro.
“Taxi” ripetè.
Mi prende per un taxi. E di nuovo si fa portare in giro. Nella notte. Dirige le danze mia moglie. Decide lei il tragitto da fare. E mi tocca portarla ovunque, sulla stradale per esempio. In lontananza nebbia e fari di camion. Si avvicina a piedi nella piazzolla di sosta.
Sono sceso dalla macchina prima io.
“Nasconditi, stupido… se ti scoprono finisce tutto il gioco”.
Si accosta così a un camion e comincia a pisciare sull’asfalto, abbassata. Canticchia. L’uomo del camion si sveglia. Accende i fari. La vede pisciare sotto i fari. Abbigliata così da zoccola è arrapante per chiunque.
L’uomo del camion infatti è sceso. Porta i baffi. Altri si avvicinano dai TIR parcheggiati. Hanno visto la scena. E si appressano. Uno la spinge contro l’altro, se la contendono col cazzo in fuori. E lei si lascia palleggiare mollemente. Finché non la mettono a pecora, in tre.
Le strappano il tanga. Ora con due mani brandisce due verghe contemporaneamente, ora se ne ficca in bocca due alla volta. Un totale di cinque se la scopano insieme. Tutti che si fottono mia moglie, in contemporanea. Mi avvicino stupito.
“Vieni anche tu…” ha detto il camionista sborrando “c’è spazio per tutti.”
“Sono venuto a riprendere mia moglie” ho balbettato io.
“Tua moglie? Bella troia è tua moglie” ha reclamato uno coi baffi.
“Perché non ce la lasci un altro po’ e te la sistemiamo a puntino?”
“Avanti, sborratemi tutti in faccia” ha invocato lei.
“Dobbiamo ritornare a casa, sbrigatevi” dicevo io al gruppo dei camionisti.
E fiotti di sperma le ricoprivano la fronte e riempivano i capelli. Era duro. Mi era tornato duro finalmente. Era l’ alba. Mia moglie era una troia impeccabile. E quanto a me, ero un uomo guarito grazie a lei.

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