Quella gran porca della mia segretaria

   12/11/2007
  
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Con mio padre gestisco uno studio di pubblicità in Lombardia e, fino a poco tempo fa, lavorava da noi una donna, sposata e con dei figli.
A quell’epoca aveva circa 45 anni, capelli castani lunghi fino a metà schiena e un bel fisico piacente.
Posso dire che è sempre stata la fonte dei miei sogni erotici più perversi, anche se, di fatto,lei non faceva niente per alimentarli, comportandosi sempre con rispetto e non eccedendo mai nell’abbigliamento,sempre molto castigato.
Però mi affascinava e, quando mi ritrovavo solo, non perdevo occasione per farmi una bella sega pensando al suo corpo nudo e come fosse bello scoparla. Certe volte addirittura mi facevo qualche sega con lei in ufficio, nascosto dalla scrivania, guardandola lavorare e immaginando di sbatterla sulla scrivania, strapparle i vestiti, leccarla tutta e scoparla.
Un giorno arrivo in ufficio e mio padre mi dice che deve uscire e che io con lei, Delia, devo recarmi da un cliente per avere spiegazioni su un lavoro da fare.
Ci prepariamo e saliamo in macchina; mentre guido lei passa il rossetto sulle labbra e si trucca un po’ il viso. Con la coda dell’occhio non mi sono perso un secondo di quei momenti però le mie fantasie andavano tenute a freno.
Arriviamo dal cliente, parliamo e ci sbrighiamo più in fretta di quanto pensassimo. Torniamo in macchina ed io, astutamente, allungo un po’ il giro per tornare a casa, fingendo di non conoscere bene la via del ritorno. In macchina chiacchieriamo un po’ più intimamente di quanto si faccia in ufficio di solito.
Accendiamo una sigaretta entrambi, abbassando i finestrini e quella è stata la mia fortuna. Mentre fuma, la sua cenere vola sul mio sedile e sui miei pantaloni. Lei se ne accorge e, chiedendomi scusa, allunga la mano sulla mia gamba per pulirmi i calzoni. A quel punto, d’istinto, prendo la sua mano e l’appoggio tra le mie gambe. Dovevo rischiare. O mi andava male ed ero nella merda, o mi andava bene e potevo arrivare al paradiso.
Le tengo la mano appoggiata al mio cazzo, che subito s’indurisce e lei non ha alcuna reazione negativa, anzi lascia lì la mano e inizia ad accarezzarmi e, guardandomi maliziosamente, mi dice: “Visto che siamo in anticipo, perchè allora non ci fermiamo?”
Sentivo il cuore impazzire e il mio cazzo è subito diventato tanto duro da farmi male. Con un filo di fiato rispondo “Sì…” e imbocco la prima via che taglia verso la campagna, fermandomi poco più avanti in una traversa un po’ isolata.

“Ti faccio questo effetto, eh?” mormora lei prima ancora che spenga la macchina, sempre con la mano tra le mie gambe.
“Sì…non sai da quanto ho sognato questo momento!” e, mentre spengo la macchina, sposto indietro il sedile.
“Vediamo allora di curare questo gonfiore…” e così dicendo slaccia la cintura e si piega verso di me.
Io assecondo i suoi movimenti e, per aiutarla, abbasso i pantaloni e i boxer, lasciando respirare il mio cazzo ormai supereccitato.
Lei mi guarda e dolcemente afferra il mio uccello e inizia a segarmi piano piano mentre con l’indice accarezza la mia cappella rossa e gonfia.
“Mmm…ma come siamo eccitati” mormora languida mentre si lecca le labbra golosamente.
“Sei tu che mi ecciti, Delia…ma…per favore…fatti toccare…”
Lei sorride sorniona e si rialza, sbottonando il suo maglioncino, sfilandolo e restando così solo con una maglia ben aderente che ne esalta il seno, una quarta abbondante.
“E’ così che mi vuoi?” mormora passando una mano sul petto ad accarezzarsi un seno.
“No, voglio vedere le tue tette!”
“Adoro i maschi che sanno quel che vogliono…” e in un momento solleva e sfila la maglia, lasciandomi davanti agli occhi il suo reggiseno nero di pizzo e quel bel paio di tette che sarebbero state tutte per me. “Prego…accomodati…”
Allungo le mani e abbasso il reggiseno e inizio a stringere e massaggiare i suoi grossi seni fiondandomi con la bocca a prendere in bocca un capezzolone e lo succhio avidamente. Lei con una mano mi accarezza i capelli e con l’altra torna al mio cazzo per riprendere il gioco di prima. Le riempio le tette di saliva a forza di leccarle e succhiarle e i capezzoli, duri, si arrossano a causa dei miei morsi.
Impazzisco dalla voglia cercando di resistere e non venire alla sua sega.
Lei mi dice:”Scendiamo, così saremo più comodi, che ne dici?”
“Come scendiamo?”
“Si, ci appoggiamo al cofano…”
Ci guardiamo attorno, nessuno in vista…si può fare.
Scendiamo e facciamo il giro attorno alla macchina, davanti al cofano la spingo contro e la faccio inclinare, quindi porto la mano ai suoi jeans, li sbottono e li abbasso, scoprendo le sue mutandine di pizzo nere che nascondono un folto ciuffo di pelo scuro. Scosto di lato l’intimo e con un dito vado ad accarezzare la sua fica già tutta bagnata e colante di umori.
“Mmm…anche tu sei tutta eccitata…”
“Sì, mi bagno in fretta io…”
Infilo il dito tra le sue calde labbra e lo muovo sapientemente su e giù, uscendo solo per andare a stuzzicarle il clitoride.
“Sai cosa mi piace? – dice lei – Sentirmi insultare…mi eccita un casino”
Sorrido senza fermarmi e guardandola mormoro “Ti piace sentirti dire che sei una puttana?”
“mmmm…sì..”
Ma chi l’avrebbe mai detto che dietro un atteggiamento tanto casto si nascondesse una troia di dimensioni colossali? E’ proprio vero che le donne non sono mai quel che sembrano.
Mi abbasso e mi avvicino alla sua fica, estraggo la lingua ed inizio a stuzzicarla. Lei mi prende la testa e me l’appoggia tra le sue gambe in modo che possa leccarla per bene senza farla soffrire con i miei giochi. In fondo c’è poco tempo e bisogna fare in fretta.
Le lecco tutta la fica con la testa tra le sue gambe, allargate per rendermi più comoda l’operazione e con due dita apro le labbra per andare ancora più a fondo. La sento gemere, contorcersi per il piacere, ansimare. Tutto questo grazie a me.
Mi rialzo, la guardo e mi avvicino, appoggiando il mio cazzo durissimo tra le sue gambe. Lei abbassa la mano e se lo infila dentro, facendolo scivolare senza fatica visto quanto è bagnata. Si appoggia con la schiena al cofano e apre per bene le gambe, mi guarda mentre con una mano si tocca una tetta e con l’altra si stuzzica il clitoride. Mi sembra di vivere in un film porno ed invece è tutto vero!
La scopo, entro ed esco dalla sua fica gemendo insieme a lei ma l’eccitazione è tanta che duro molto poco, purtroppo, e, quando sto per venire, avvisandola, lei mi dice di fermarmi, si scosta e si abbassa, prendendomelo in bocca.
“Sei una gran troia!”
Lei non risponde e si limita a succhiarmi per bene il cazzo arrivando fino alle palle, che massaggia con una mano. Poi con i denti mi solletica la cappella per poi farselo scivolare fino in gola. Pochi secondi e il mio caldo fiotto di sborra le riempie la bocca.
Con altro grandissimo stupore lei ingoia e poi mi ripulisce per bene, leccando ogni rimasuglio e leccandosi infine le labbra.
In fretta ci rivestiamo e saliamo in macchina.
Lei mi guarda e mormora “La prossima volta lo voglio sentire nel culo…”
“La prossima volta?” domando io
“Certo..vuoi mica che finisca qui…”
“Allora domani ti voglio in gonna e senza mutandine…mi accontenti?”
“Vedremo…”
Torniamo a casa. Fuori c’è il marito che l’aspetta per andare a pranzo. Si vedono e si baciano.
Io li guardo e sorrido perchè il giorno dopo, se ci sarà l’occasione, me la scopo ancora.

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