Zia porca succhia cazzo al nipote

   24/11/2007
  
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E’ proprio vero, la vita spesso riserva sorprese che non ti aspetti!
Sono Paolo, un ragazzo di 21 anni, frequento l’università e spesso rimango a lungo a casa a studiare. Abito coi miei in un condominio abbastanza grande e   sullo stesso nostro pianerottolo abitano dei miei zii, Sara, la sorella di mio padre e suo marito Roberto. Con loro abbiamo sempre avuto ottimi rapporti e da piccolo andavo spesso a casa loro, che mi coccolavano e viziavano, Mio zio Roberto è un uomo di 46 anni e lavora in un grande magazzino, di cui è il responsabile; è una persona “tutta d’un pezzo” e dai sani principi morali. Mia zia Sara è una donna di 40 anni, non molto alta, forse un po’ in carne ma abbastanza carina, con un bel seno ed un bel culetto. Non ho mai pensato a lei come femmina, perché il suo modo di vestire non ha mai messo in risalto il suo essere donna ed è sempre stata molto discreta su certi argomenti.
Una mattina la zia venne a casa nostra, prese un caffè ed andò via di fretta perché, disse, aveva da sbrigare parecchie commissioni. Mi accorsi che nella fretta aveva dimenticato il suo telefonino in casa e, visto che era un modello abbastanza recente, distrattamente lo presi ed iniziai a curiosare nel menù per scoprirne le caratteristiche.
Casualmente aprii il sottomenù dei messaggi e notai che ne aveva parecchi archiviati, alcuni anche vecchi e tutti dello stesso numero telefonico, quello dello zio Gianni. Ma l’ultimo, il più recente, era della mattinata ed aveva un altro numero. Con curiosità lo lessi e  rimasi di stucco. Il testo diceva: “Ti aspetto al solito posto. Ce l’ho in tiro, non farlo aspettare. Il tuo padrone.”
Ero perplesso. Mia zia ha un amante? Incredibile, ma era vero!
Ero indeciso sul da farsi. Informare lo zio Roberto? Conoscendolo avrebbe fatto un casino, probabilmente l’avrebbe picchiata. Alla fine decisi che avrei potuto sfruttare la situazione a mio vantaggio, che la zia era nelle mie mani e la cosa già mi eccitava.
Ricopiai il testo del messaggio e  trascrissi il numero telefonico mittente. Posai il telefonino lì dove la zia lo aveva dimenticato e feci finta di niente.
L’indomani, quando venne la zia per il solito caffè prima di uscire, salutai tutti dicendo che avevo lezione all’università, misi nello zainetto la mia macchina fotografica (sono patito di foto), mi misi in macchina ed aspettai che uscisse. Dopo pochi minuti uscì dal portone, si mise in auto e si diresse verso la periferia, con me dietro che con discrezione la seguivo da lontano. Si fermò in un ampio parcheggio, chiuse la sua auto e si diresse sicura verso un fuoristrada in sosta lì vicino. Salì a bordo e l’auto si diresse fuori città per poi fermarsi davanti ad una villetta isolata. Da questa uscirono in due ed entrarono nella villetta dove si fermarono 2 ore.
Avevo visto e soprattutto fotografato col mio potente zoom quello che mi interessava vedere. Adesso, zietta, cambieranno le regole del gioco !!!
A casa scaricai le foto sul pc e dopo averle accuratamente selezionate, masterizzai il mio servizio fotografico su di un cd.
L’indomani mattina con una scusa andai a trovare la zia a casa. Lo zio era al lavoro ed era sola. Si era da poco alzata dal letto ed era vestita con una camicia da notte chiara senza reggiseno da cui trasparivano le forme del suo prosperoso seno e le punte dei suoi capezzoli; era molto eccitante. Ci sedemmo nel salottino e le dissi con una faccia molto seria che dovevo mostrarle qualcosa di importante. Pensava che scherzassi e sorrideva ma quando, acceso il suo pc, ebbe visto la prima delle foto, iniziò a balbettare qualcosa senza senso e divenne rossa come un peperone dalla vergogna. Eravamo seduti sul divano. Spense il pc senza guardare le altre foto e mi disse:
Paolo, non è come puoi immaginare…
Zia, la interruppi, non è con me che devi giustificarti, ma con lo zio.
A quella frase cominciò a tremare come una foglia. Disse: non avrai mica intenzione di darle allo zio, lo conosci, sai come reagirebbe!
Zia, sai benissimo che è questa l’unica cosa giusta da fare!
No, non puoi, mi disse, e mi prese le mani portandosele al viso e baciandomele; sarei rovinata, abbi pietà di me.
Ma zia, dovevi pensarci prima a non fare la troia! Ti è piaciuto farti sbattere? Adesso cosa vuoi? Dissi, passando ad un tono più crudo ed umiliante per lei.
Lei accusò il colpo, quelle parole ebbero l’effetto di due violenti ceffoni. Capì che era nelle mie mani. Senza avere il coraggio di guardarmi negli occhi mi chiese: cosa vuoi da me?
Zia, non devi avere nulla da temere, le dissi, e la avvicinai a me poggiandole la testa sul mio petto. Era senza forze, come svuotata, la sentivo senza capacità di reagire, era in mio possesso.
Le carezzai delicatamente i capelli ed il viso, poi le sollevai la testa ed avvicinai le mie labbra alle sue, fermandomi prima che potessi sfiorarle. Volevo che fosse lei che facesse l’ultimo passo per accostarsi a me e baciarmi, cosa che avvenne subito; era completamente sottomessa. Mi baciò e la sua lingua cercò istintivamente la mia dandomi un lungo e caldo bacio.
La situazione era molto eccitante e sentivo il mio lui che stava sempre più stretto tra i jeans. La feci alzare dal divano e la feci sedere sulle mie gambe, rivolta verso di me. Le dissi di sfilarsi la camicia da notte. Ebbe un attimo di esitazione, ma poi lentamente quell’indumento scivolò via dal suo corpo lasciandola con le sole mutandine. Pudicamente, con le mani si coprì il seno. Era davvero uno spettacolo incantevole, quella donna nuda ed umiliata era mia ed io potevo chiederle tutto. Le allargai le braccia lentamente, assaporando la sua nudità che andava pian piano svelandosi e la guardai con cupidigia. Le carezzai con infinita dolcezza le mammelle, soffermandomi a lungo a stuzzicarle i capezzoli, poi mi chinai a leccarglieli. Ormai stavo per scoppiare, la situazione era diventata insostenibile per il mio lui. Con le mani avvicinai la sua testa alla patta dei pantaloni facendole sentire sul viso la mia eccitazione. Lei non si tirò indietro. Mi tirò fuori l’arnese e cominciò dapprima a carezzarlo per poi prenderlo golosamente in gola mentre con le mani mi carezzava i testicoli. Fu una pompa davvero da sballo, la sua lingua non mi dava tregua ed ero ormai troppo eccitato. Esplosi nella sua bocca con innumerevoli fiotti che le riempirono la bocca del mio seme. Dopo averlo raccolto tutto vidi che stava per liberarsene su di un fazzolettino di carta, ma la fermai. Non potevo permettere che la mia schiava disperdesse così il seme che il suo padrone tanto generosamente le aveva donato; la guardai fissa negli occhi e le intimai: ingoialo. Mi guardò con occhi incerti, sicuramente non lo aveva mai fatto e la sua bocca era davvero piena, cosa che non favoriva l’azione, ma vidi che sforzandosi iniziava a deglutire, una, due ,tre volte, finchè bevve tutto. Brava, le sussurrai, sei stata davvero brava, ma adesso pulisci per bene il mio pene, vedi, ha ancora qualche goccia sul glande. Ormai succube, si chinò e con la lingua mi pulì per bene tutta l’asta ed il glande, facendo un lavoro certosino, ultimando così un servizietto che era stato da favola e che, soprattutto, prometteva benissimo per il futuro.
Mi rivestii, mi diedi una sistemata e fui pronto ad andar via.
Prima di andare via le dissi: beninteso che da ora in poi il tuo “amichetto” non lo vedrai più!
Certamente, mi rispose lei.
E ricordati che adesso il tuo padrone sono io !!!
Così dicendo, uscii da casa lasciandola da sola a riflettere su ciò che era successo.
Sicuramente avrà avuto modo di capire come la sua vita nelle ultime due ore fosse cambiata, ma difficilmente penso riuscisse a intuire cosa il futuro le riservasse!

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