Una sexy segretaria troia e due vecchi porconi

   18/12/2007
  
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Carmelo mi ha sottomesso fisicamente e cerebralmente, non posso più fare a meno di lui. Dall’alto dei suoi 64 anni ha una grande esperienza con le femmine ed è così autoritario che io non riesco neanche a tenergli lo sguardo; quando poi mi usa violenza come quando mi sculaccia o mi tortura i capezzoli mentre mi monta, mi procura degli orgasmi indescrivibili. Lui rappresenta la perversione, mi sta facendo fare porcate che la mia mente non sarebbe mai riuscita a concepire.
Qualche tempo fa Carmelo, che è un industriale, organizzò una riunione con quattro suoi colleghi per discutere di lavoro.Io ero naturalmente presente e indossavo una minigonna grigia molto aderente,una maglietta sottile da cui si intravedevano le mie grosse tette e un paio di sandali con i tacchi a spillo.L’occhiata ammirata di Carmelo mi confermò che ero uno schianto.
Si portò subito la mia mano sulla patta dei suoi pantaloni facendomi sentire il suo cazzone duro come il travertino; non rimasi indifferente, anch’io mi ero eccitata a toccarlo, avevo voglia che mi montasse e comincia a strusciarmi a lui con la figa contro la sua gamba mentre lui mi baciava in bocca con la lingua. Esclamò: “cazzo, stanno arrivando e ho una gran voglia di fotterti”; io gemevo e gli chiesi di farlo. Non se lo fece ripetere la seconda volta e ordinò ad un suo impiegato di intrattenere gli ospiti man mano che arrivavano. Appena soli, mi inginocchiai davanti a lui, liberai il suo cazzo dai pantaloni e lo infilai in bocca ciucciandolo con foga, ma dopo un po’ mi fermò la testa dicendomi che se continuavo così mi avrebbe sborrato in bocca e non voleva. Mi fece allora alzare e, mentre lui si toglieva i pantaloni, mi sollevai la minigonna, divaricai le gambe e mi appoggiai alla scrivania a pecora; mi si avvicinò, si mise su di me e mi origliò nell’orecchio: “sei proprio una vacca, così mi piaci”.Poi mi penetrò la figa con il suo cazzone in un solo colpo facendomi sobbalzare dal dolore e cominciò una monta indiavolata; gemevo e cercavo di trattenermi dall’urlare emettendo solo dei gridolini che sicuramente si sentivano nella stanza accanto dove stavano gli ospiti che intanto erano arrivati. Preso dall’eccitazione, lo sfilò dalla figa e me lo piantò nel culo; questa volta non potei fare a meno di urlare, mi aveva fatto male, ma quanto mi piaceva essere riempita e sborrata nel culo dal cazzo enorme di quel vecchio porco. Dopo una ventina di bordate sentii i fiotti della sua calda e abbondante sborrata che mi riempiva la pancia. Rimase dentro fin quanto il cazzo non cominciò ad afflosciarsi; lo volevo ancora, non ero soddisfatta e cominciai a ruotare il culo e a rinculare e sentivo che cominciava a rigonfiarsi. Lo sfilò e mi disse: “… e basta!!! Vacca… – mi mollò una sculacciata fortissima sul culo – e proseguì dicendo: …ma stai sempre in calore? Sei proprio una zoccola, pulisciti e vai di là!” Mi sentivo umiliata, ma non nascondo che mi piaceva quando lo faceva e, preso un fazzolettino, mi ripulii della sborra che il mio culo non era riuscito a trattenere e mi era colata lungo le cosce bagnando anche le calze.
Quando uscii dall’ufficio di Carmelo vidi quattro vecchiacci che mi guardavano e si scambiavano sorrisi, comunicai loro che l’ingegnere li aspettava, un po’ vergognosa per essermi resa conto che avevano sentito i miei gemiti.
Dopo un po’ che era cominciata la riunione Carmelo mi chiama e mi chiede delle fotocopie per uno dei quattro, il quale non fa altro che guardarmi nella scollatura e le gambe e poi ogni occasione era buona per cercare il contatto fisico con me. Dei presenti era quello più viscido, grasso e squallido, mi faceva veramente schifo. Alla pausa pranzo i quattro invitarono anche me. Al ristorante mi ritrovai seduta tra il dott. Mario (uso nomi di fantasia per ovvi motivi) e Carmelo. Mi guardava sempre più insistentemente e cominciò a farmi una corte serrata disinteressandosi di tutti. Mi confidò che, se avesse avuto una segretaria come me, avrebbe fatto follie per farla sua in tutti i sensi; gli sorrisi e, mentre sorseggiavo dell’altro vino che mi aveva versato, gli dissi che ogni donna sarebbe rimasta affascinata da un uomo importante e generoso che la fa sentire la sua principessa.” Vedo che lei è una donna intelligente” mi rispose. Dopo un po’ sentii la sua mano che mi toccava la coscia e cercava di insinuarsi in mezzo, strinsi per bloccarlo, ma lui si avvicinò e mi origliò che se ero carina con lui non me ne sarei pentita perché mi avrebbe ricompensata come meritava una puttana di classe come me. Quelle parole mi eccitarono terribilmente e, guardandolo negli occhi, divaricai le gambe per farlo entrare; con la sua mano grassa arrivò fino alla mia figa e la penetrò con le dita facendomi anche male. Poi sempre mentre mi toccava si rivolse a Carmelo chiedendogli di approfittare del suo ufficio e della sua segretaria per sbrigare un po’ di lavoro prima che lui riprendesse possesso delle sue cose. Carmelo guardò la mano del porco sulle mie cosce e sorridendo gli diede le chiavi. Si scusò con gli altri e uscimmo dal ristorante. Nell’ascensore cominciò a palparmi le tette e a cercare di baciarmi sulla bocca, ma a me faceva schifo e lo evitai in tutti i modi. Nello studio di Carmelo si tolse la giacca, tirò fuori il portafogli e, presa una banconota da 500 euro, la posò sulla scrivania e mi disse: “ora fammi vedere quanto sei puttana…”. Ero eccitata a vedermi trattata da prostituta, mi accovacciai davanti a lui e, dopo avergli tirato fuori il cazzo, glielo presi in bocca. Rantolava come un porco mentre glielo succhiavo, poi mi mise a pecorina sul divano e mi penetrò nel culo: scopava bene quell’animale e mi stava facendo godere da matti. Soddisfatto del mio culo, si sedette sul divano e mi fece impalare su di lui e mi ordinò di cavalcare forte mentre lui mi mordeva le tette. Improvvisamente sentii una cosa calda e dura che premeva contro il mio orifizio, mi girai di scatto e vidi Carmelo nudo che mi disse di stare buona e mi penetrò. Urlai di piacere, mi sentivo piena e posseduta divinamente da due vecchi porconi. Quasi svenni per il piacere che stavo provando e fu bellissimo quando i due mi vennero dentro contemporaneamente, nello stesso istante in cui io stavo avendo l’ennesimo orgasmo. Quando sfilarono i loro cazzi e si abbandonarono soddisfatti sul divano Carmelo mi ordinò di ripulire tutto così, a turno, mi accovacciai prima davanti a uno e poi davanti all’altro e con la bocca ripulii di tutta la sborra residua.

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