Alla ricerca del piacere

   09/01/2008
  
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Quando il ragazzo uscì dal bagno vide davanti a sè la sua fidanzata ancora completamente nuda che rovistava in ogni angolo della stanza cercando le mutandine. Rimase immobile ad osservarla: capelli neri e occhi verdi, un fisico aggraziato e sensuale con due seni non tanto grandi ma perfettamente sodi e un sedere perfetto ed invitante. “Non riesco a trovare i miei slip” ripeté Angela, fermandosi nel mezzo della stanza con le mani sui fianchi. Era riuscita a raccogliere la maglietta, il reggiseno e la gonna, ma del pezzo mancante non v’era traccia. Lui si guardò intorno, poi disse: “Eppure devono essere qui”. Lei sbuffò e poi mormorò: “Accidenti, se soltanto mi fossi messa i pantaloni… In ogni caso ho fretta e sono costretta ad andare senza. Appena li trovi, mettili da parte che me li riprendo stasera.” “Non vorrai mica uscire senza mutande sotto la gonna?” provò a protestare lui, ma lei lo zittì immediatamente: “Non c’è altro da fare, ma stai tranquillo, la gonna è abbastanza lunga e non ci saranno problemi.”
Mentre camminava verso la stazione della metropolitana, Angela rifletteva sull’ultimo periodo della sua vita. Aveva 25 anni e ormai da quasi due anni viveva e lavorava a Roma, città che da sempre l’aveva affascinata. Appena arrivata aveva conosciuto il ragazzo che poi era diventato il suo compagno; tutto bellissimo, tutto stupendo. La vita che aveva sempre sognato. Però…
C’era ancora quel piccolo problema che non era riuscita a risolvere, che la inseguiva dovunque e, soprattutto, con chiunque. Non riusciva mai a raggiungere l’orgasmo. Mai.
Sin da quando, ancora ragazzina, aveva iniziato ad esplorare il suo corpo non era riuscita a trovare quel piacere che le avevano descritto le amiche. Poi erano arrivati i primi ragazzi… inizialmente dava alla loro inesperienza la colpa del fallimento, ma pian piano aveva iniziato a capire che era lei la fonte del problema. Anche con il suo ultimo compagno si era ripetuta la stessa vicenda e ormai si stava abituando a fingere ed a rinunciare al piacere.
Angela continuava ad essere assillata da questi pensieri mentre scendeva le scale della stazione del metrò; si sedette su un vagone in direzione est e si guardò intorno scoprendo oltre a lei soltanto una coppia di anziani. In effetti la domenica mattina su quel punto della tratta così lontano dal centro non c’era mai gran movimento. Le porte si chiusero e il treno iniziò la sua marcia nel sottosuolo. Angela si ricordò in quel momento di rimanere ben composta per non scoprirsi troppo dato il suo abbigliamento, ma subito si rese conto che la situazione non era affatto a rischio e che senza alcun problema sarebbe potuta rimanere anche nuda dalla vita in giù senza che gli anziani la notassero. Infatti i sedili del vagone erano disposti in file di quattro, separati dal corridoio, orientati in modo alterno. Angela sorrise del suo pensiero irriverente e si sistemò ugualmente la gonna. Nonostante tutto rimaneva latente dentro di lei quella strana emozione appena provata fantasticando sulla sua situazione e, per quanto cercasse di distrarsi, la sua mente tornava sempre sullo stesso argomento.
Dopo un paio di fermate la coppia scese e Angela si ritrovò completamente sola nel vagone; pensò che il destino stava scherzando con lei cercando di metterla in imbarazzo con se stessa, anche se ancora non aveva ben inquadrato il problema. Ma che le stava succedendo? Il cuore le batteva forte e sentiva una stretta allo stomaco. Tutto questo perché non indossava gli slip? Non era possibile, proprio lei che aveva da tempo rinunciato al piacere. Sollevò con prudenza la gonna, come se avesse paura di ciò che poteva trovarvi sotto. Invece era tutto normale; la striscia di peli, il clitoride, le labbra, tutto perfettamente in ordine. Il treno rallentò nuovamente la sua andatura, Angela si sistemò la gonna proprio un istante prima dell’arrivo alla stazione. Aveva visto scorrere davanti ai finestrini diverse persone, ma nessuna era salita sul suo vagone. Ancora quella strana sensazione. Sollevò nuovamente la gonna e riprese ad osservarsi. Con il cuore che le batteva sempre più forte allungò una mano sino a coprire interamente la passerina. Era calda e umida. Lasciò scivolare lungo l’intera superficie un dito fino a quando sfiorò il clitoride; allora un brivido la fece sussultare sulla poltroncina. Già quella era la più bella emozione mai provata … chissà che poteva ancora succedere … adesso non voleva altro che andare avanti, ma la fermata era vicina e Angela non poté far altro che ricomporsi. Sperò che nessuno salisse, ma questa volta diverse persone occuparono il vagone e due ragazze si sistemarono persino molto vincine a lei. Era finita. In fondo meglio così, iniziava ad avere paura di quello che provava e in questo modo sarebbe stata costretta a fermarsi. Mentre il treno correva nelle gallerie, lei non poteva togliersi dalla testa quel rapido contatto che le aveva provocato una reazione così violenta; erano passati più di otto anni dall’ultima volta in cui aveva provato a masturbarsi e adesso non vedeva l’ora di poter ritentare. Sentiva il desiderio di essere nuda, di poter accarezzare il suo corpo, sapeva che stava perdendo un’occasione irripetibile per provare il suo primo orgasmo. Improvvisamente il treno iniziò a rallentare sino a fermarsi nonostante non vi fosse alcuna stazione; le luci si spensero e una voce dall’altoparlante pregò i passeggeri di pazientare un minuto in quella situazione per motivi tecnici. Angela pensò che era già successo in passato e infatti nessun passeggero dava segni di disagio; ma per lei questa volta era una specie di benedizione, un modo per alleviare le sue sofferenze. Il piano era semplice e lei fu rapidissima ad eseguirlo: si infilò sotto la maglietta entrambe le mani con le quali sganciò prima le spalline e poi il gancio del reggiseno, tirò fuori l’odioso indumento e lo infilò nelle borsa un attimo prima che si riaccendessero le luci e il treno ripartisse. Finalmente si era liberata di quell’arnese che le schiacciava il petto; un altro passo verso la libertà. Si voltò leggermente verso il finestrino e controllò la situazione: la forma dei capezzoli turgidi spuntava chiaramente attraverso il sottile tessuto della maglietta. La ragazza ebbe un moto di imbarazzo e per un momento si pentì di quello che aveva fatto, poi riprese il sopravvento il calore che aveva tra le gambe ed iniziò a pregustare il piacere che forse la attendeva. Il treno aveva ormai attraversato il centro della città e pian piano il numero di passeggeri diminuiva; mancavano soltanto un paio di stazioni alla discesa e Angela si alzò dal suo posto per raggiungere il fondo del vagone. Arrivata davanti alla sbarra di sostegno verticale, le si appoggiò quasi sopra e fece in modo che la mano sinistra si trovasse in modo naturale sopra il seno destro. Con la punta dell’indice stuzzicava attraverso la stoffa il capezzolo che non era mai stato così gonfio nemmeno per colpa del freddo. Scesa dal treno, percorse le scale quasi correndo; non vedeva l’ora di avere un tetto sopra la testa ed una porta chiusa a chiave a separarla dal mondo. Stava attraversando la piazza che le avrebbe fatto raggiungere la meta, quando si rese conto che i suoi propositi non potevano essere realizzati; proprio quel giorno infatti sarebbero arrivati i parenti dal Belgio e anche soltanto salutarli tutti le avrebbe fatto passare qualsiasi voglia. Ma lei di certo non voleva sprecare quell’occasione, quindi doveva provvedere PRIMA di arrivare a casa. In pochi istanti elaborò il piano che, anche se rischioso, le avrebbe permesso di appagarsi. Si andò a sedere su una panchina all’estremità della piazza; era rivolta verso l’esterno in direzione di un paio di negozi chiusi; dietro di lei passavano diverse persone, ma almeno davanti la situazione sembrava tranquilla. Tirò fuori dalla borsa una cartina della città anche se ormai la conosceva benissimo, la aprì interamente e se la distese sul grembo. Era una follia, ma non avrebbe sprecato quell’occasione per nulla al mondo. Con fare indifferente infilò la mano destra sotto il foglio di carta, aprì leggermente le gambe e sollevò la gonna quel tanto che bastava per permettere il tanto agognato contatto. Lo stesso brivido provato nel vagone del treno la percorse nuovamente quando la sua mano si avvolse intorno al sesso umido; iniziò ad accarezzarlo con delicatezza sentendo gli umori scivolare lungo le cosce. Un piacere senza precedenti stava crescendo dentro di lei e nuovamente desiderò essere nuda e poter urlare liberamente le sue emozioni. Ma in quel momento doveva accontentarsi di quella mano sotto la cartina che clandestinamente appagava il suo desiderio. “E’ stupendo” pensò Angela con le lacrime agli occhi, “sto finalmente per godere”. Si penetrò con indice e medio, mentre con il pollice continuava a stuzzicare il clitoride. Un lungo sospiro le sfuggì dalle labbra socchiuse. Strinse la cartina nella mano sinistra e contrasse anche le dita dei piedi, mentre l’orgasmo la faceva tremare con forza. Dopo un tempo indefinito, si ritrovò con gli occhi chiusi e la bocca spalancata senza che stesse emettendo alcun suono.
Quanto tempo era passato? Un minuto? Mezz’ora? Angela si poneva queste domande mentre rimaneva immobile nella stessa posizione. L’orgasmo l’aveva lasciata felicissima, ma esausta. Tirò fuori delicatamente dalla passerina le due dita e si ricompose un po’, mentre sorridente pensava alle emozioni appena provate. Furtivamente si portò in bocca le dita e ne assaggiò il nuovo gusto. Adesso poteva veramente dire di essere felice!

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